Febbraio 2012
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Toccami l’ombelico, chiamami carne, come un fiore fa’ sbocciare il mio seno, curvami all’indietro e risalimi finché rovineremo dentro al fuoco dei teschi che vengono a sorridere. Pianto di ciottolo di luna. Ossa di fiori che non hai mai colto. — da Nanette Rayman, Non amore
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Come un fiore crudo.
Le reti erano quelle alte del tennis / dietro a cui colava un’acqua / dubbia, tra argini d’erba. / Tu imparavi a ipnotizzare / le rane, io sganciavo cauto / il tuo reggiseno, e le menti buie / schiarivano, in sogno nessuno / ha fretta, potevo passarti / ogni tanto la lingua sulla schiena, / tra le scapole, mentre la festa / in giardino continuava. / Portavo bicchieri sempre doppi, / pieni di...
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Donna: Che cosa vuoi farmi? Uomo: Legarti le mani. Donna: Perché? Uomo: Perché tu perda una libertà…e ne acquisti un’altra: / quella di essere in mio potere. / Così ti vendichi del mondo, e tremi / di una libertà che ti soffoca di gioia… Donna: Mi soffoca di gioia, forse, perché perdo ogni via di scampo? Uomo: Sì, accettando di essere nelle mie mani. Donna: E questo...
[Se Dio ti viene in bocca, lo chiameresti amore?]
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Andremo a cavalluccio come quand’eravamo piccoli come quand’eravamo grandi. Volare dentro un aeroplano volare dentro un letto. Non chiavo volentieri all’aria aperta non mi riesce di allargare le gambe. E poi mi si strusciano sopra i bruchi Su questo modo di chiavare uscirà un numero speciale dell’edizione della sera il Giornale popolare ne tratterà un...
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Io ti scrivo tu mi pensi.
io tu tremante mi seduci mi assorbi ti contendo ti rischio ti scalo mi sfiori ti navigo ma tu mi agiti mi sfiori mi racchiudi tu io carne cuoio pelle e morso tu io slip nero tu io ballerine rosse e quando tu niente tacchi alti sui miei sensi tu i coccodrilli tu le foche tu le affascini mi copri ti scopro t’invento talvolta ti abbandoni — da Ghérasim Luca,...
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Non a caso la donna innamorata, accaldata, linfante, si glorierà di questa antica parola corporativa [troia, ndb] e ti dirà, nel momento supremo, fastigioso, quando si allentano i nessi del vivere secondo paradigma - e allora i simboli svaniscono lasciando soltanto la realtà reale - ti dirà di sentirsi puttana [troia, ndb]. Ma per intanto il coito si è ridotto, per la stragrande maggioranza...
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Vuoi la mia pancia per nutrirti Vuoi i miei capelli per il tuo piacere Vuoi la mia schiena i miei seni la mia fica rasata Vuoi che muoia lentamente lentamente E che morendo io sussurri parole di bimba — Joyce Mansour, Grida
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Avremmo potuto accoppiarci nel momentaneo monopolio di un letto strapparci la carne l’una all’altro al tavolo della comunione profana dove si versa vino su labbra promiscue avremmo potuto dar vita a una farfalla con le notizie del giorno stampate a sangue sulle ali — Mina Loy, Poesie per Joannes ▪
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Se ti parlo è per sentirti meglio Se ti sento sono sicuro di comprenderti Se tu sorridi è per travolgermi completamente Se tu sorridi io vedo il mondo intero Se ti abbraccio è per estendermi Se viviamo sarà un continuo di piacere Se ti lascio ci ripenseremo Lasciandoti ci rincontreremo — Paul Éluard, Certezza
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Sola.
Lei s’arrende Nelle estremità del corpo Dove regna l’inganno Tutto è pesante e tutto scivola Il suo corpo flesso nell’ossessione Lei non ha volto Né sesso che si veda Lei è sola nel suo viaggio Senza altra guida che la sua fica. — Jean-Marc Debenedetti - Elle s’abandonne (Dans la neuf du passeur)
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Preferisco
L’assenza di perifrasi -diceva- annienta la poesia. E sia. Preferisco il tuo corpo. — Yannis Ritsos
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il desiderio bestiale.
Il desiderio, sì, sempre. A lui solo possiamo affidarci come al grande portatore di chiavi. E come non si può paragonare la libertà all’impulso di fare tutto ciò che si vuole, così credo inutile distinguere questo desiderio da certe forme di appetito bestiale. Anche sotto l’aspetto angosciato che riveste in Sade, riconosciamo, per onorarlo nella sua grandezza, il desiderio pienamente...
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Non i sogni sono folli, folle è la veglia
Ti ringrazio, cuore mio: mi sono svegliata di nuovo e benché sia domenica, giorno di riposo, sotto le costole continua il solito viavai prefestivo — da Wislawa Szymborska, Al mio cuore, di domenica