mit dank an rené char
questo formicolio nella gamba questo desiderio
che né semina né raccoglie soltanto ubbidisce
che aderisce a se stesso si crea completamente
come credente come assoluto, genu-
flessione grammaticale. lì
di tanto in tanto ci stendiamo ma solo i
giovani rapiti cuocenti nel loro brodo
sanno tracciare la lettera iniziale della
verità: un sorriso, inaspettato.
sono senza preoccupazioni lì sul ginocchio
che di notte parla con il materasso e
dice questa è la mia età il mio osso il mio
scudo di difesa sei tu. non ci si
storce, si passa. si tocca e lì
la fine è calda come una stazione
di notti gonne e pantaloni portati
da tanto lontano. lì mormora qualcosa
come amore, a volte un “pertanto” è un
“davanti“, trattenuto. dietro dove il
treno parte l’avvenire degli altri si
riapre – qui però stiamo insieme
su ginocchia nel sogno qui non ci tocca
(niente). una rondine non faceva
primavera? ah, serenamente si alza
il tetto sopra la stazione.
un grazie a
rené char, crible
—
Ulrike Draesner, tessuto connettivo (poesia matrimoniale)
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